Primo contatto con Objective C

Un po’ per gioco un po’ per sfida mi sono trovato a leggere il manuale di Objective C, l’estensione di linguaggio C prodotto dai laboratori della Next e poi trapiantato nei sistemi Apple.

Objective C ha un gusto tanto vintage, da una parte mi sembra di essere tornato ai tempi dell’università tra puntatori e liste, però devo ammettere che qualche buona idea c’è.

Quello che mi ha colpito, in questa prima fase di apprendimento, è come è gestito il distaccamento tra l’interfaccia e la business logic.

Pensiamo ad un normale programma Java o C#; quando creiamo una interfaccia in cui ad esempio mettiamo un pulsante dobbiamo poi generare un metodo, all’interno dell’interfaccia stessa, che si occupa delle azioni da fare nel caso in cui il bottone sia schiacciato. In questo modo il metodo è strettamente accoppiato al file dell’interfaccia.

In Objective C il tutto è gestito molto diversamente e secondo me in modo più furbo. Si crea una interfaccia, poi si crea l’oggetto della business logic, quindi si linkano a quest’ultimo i componenti dell’interfaccia necessari. In questo modo il timone lo tiene l’oggetto che cura la business logic e non l’interfaccia. Il codice viene separato meglio ed è più pulito.

Al momento questa è una mia impressione dato che non ho ancora lavorato ad un progetto di dimensioni dignitose con Objective C, però al momento la direzione presa dagli ingegneri della Next mi sembra molto intelligente.

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